19 febbraio 2016
MILANO, TEATRO DAL VERME
OPERA OGGI
Concorso Europeo per una nuova Opera
FINALE

La giuria, presieduta dal Maestro Giorgio Battistelli,  ha proclamato il team creativo vincitore:

ETTORE MAJORANA. Cronaca di infinite scomparse (titolo provvisorio)
Roberto Vetrano, compositore
Stefano Simone Pintor, regista e librettista
Gregorio Zurla, scenografo e costumista

Ettore Majorana. Cronaca di infinite scomparse
Cosa vuol dire fare opera lirica oggi? Se è vero che il ‘900 ci ha portati verso il concetto di ‘frammentazione’, dove ci sta portando il XXI secolo? La nostra risposta a queste questioni è andata verso la nozione di ‘realtà aumentata’. In un mondo in cui il progresso tecnologico ci ha immerso in una realtà che va oltre a quella fisica ‘classica’ che conoscevamo, non potevamo certo scegliere di fare un’opera che parlasse al pubblico odierno senza tenere conto di questo fondamentale aspetto della nostra contemporaneità. È da questa considerazione che derivano tutte le nostre scelte, in primis proprio quella del soggetto del nostro racconto: Ettore Majorana. Infatti, nonostante Majorana sia vissuto ormai un secolo fa, egli fu un fisico profetico per la sua epoca. Alcuni dei suoi lavori sulle particelle elementari, sulle forze nucleari e sull’antimateria sono tutt’oggi oggetto di studio. Secondo le parole di Enrico Fermi, Majorana era un genio che aveva «doni che era il solo al mondo a possedere». Ma doni del genere, si sa, hanno i loro contrappesi: infatti Majorana non sapeva vivere fra gli uomini e all’età di 31 anni decise di sparire, per consegnarsi a una ‘dimensione altra’. Una notte di marzo del 1938, egli s’imbarcò su un postale che collegava Napoli con Palermo e si volatilizzò per sempre. Il suo corpo non fu mai ritrovato, alimentando così il famoso ‘caso Majorana’, tutt’oggi vivo e apertissimo. Dunque, scegliere di parlare di questo geniale fisico vuol anche dire mettere l’accento sul nostro contemporaneo. Oggi che, come detto, ci siamo aperti a infinite altre realtà e dimensioni, non possiamo esimerci dal pensare in questo senso anche il nostro ‘fare artistico’. Così, ispirandoci anche formalmente alla matematica di Majorana, abbiamo optato per un soggetto dalle ‘infinite componenti’, che non tentasse di raccontare una storia in maniera lineare o ‘orizzontale’, ma che cercasse invece di dare voce a tutte le probabili o improbabili versioni che sono state ipotizzate riguardo alla ‘fine’ dello stesso fisico siciliano. Ciò che metteremo in scena, dunque, altro non è che una ‘torre verticale’ di più variabili di uno stesso avvenimento o episodio, per l’appunto la morte/sparizione di Majorana, in uno spettacolo dove spazio e tempo si muoveranno costantemente: si andrà avanti, si tornerà indietro, si salterà in realtà parallele o distorte, in futuri distopici, in passati anacronistici. E così facendo, resteremo anche aperti a tutte le infinite dimensioni del nostro universo dato che, per il principio relativistico, non esiste in natura un solo punto di vista privilegiato, per spaziale o temporale che sia… E perché allora dovrebbe esistere per l’arte?